Valutare gli intermediari: leggerne i bilanci

In questo articolo ho pensato di condividere alcune delle mie principali informazioni che ottengo dai bilanci dei loan originator, allo scopo di poter sfruttare tale documento per aiutare a farmi un’idea dell’effettiva affidabilità di questi ultimi sulla capacità di garantirmi il buyback, prima di decidere se investirci qualcosa. Le stesse informazioni sono naturalmente applicabili ai bilanci delle piattaforme, nei casi in cui siano queste a garantirne l’eventuale buyback.

Alcune piattaforme, Mintos in particolare di cui ho appena aggiornato la recensione qui: Mintos review, pubblicano i bilanci dei propri loan originator allo scopo di dare all’investitore un’informazione ufficiale sul loro stato di salute, in modo tale che questo possa prendere le proprie decisioni di investimento nel modo più informato possibile. In caso di ritardi o default del prestito, infatti, in molti casi è il loan originator o la stessa piattaforma di marketplace che si obbliga con la formula del buyback guarantee a rimborsare l’investitore, secondo le modalità espresse nei vari contratti.

Saperli leggere per comprendere quanto effettivamente il loan originator sia affidabile la ritengo una cosa molto importante. Ma come fa da qui un investitore a valutare se il l.o. ha la capacità o meno di rimborsare tutte le eventuali necessità di buyback?

Una base importante (anche se non esaustiva) è saper cogliere ed interpretare delle semplici voci di bilancio che sono presenti in quasi tutti questi documenti ufficiali (se non proprio tutti).

Quelle che ritengo le più importanti sono le seguenti. Prenderò anche come esempi dei loan originator di Mintos per rappresentare meglio:

1- PROFITTO / PERDITA: Questo è il più semplice, osservare se nell’anno l’intermediario è andato in profitto o in perdita nella sua attività. Non è risolutivo come molti credono, ma dà un’indicazione di massima sul suo stato di salute.

Mogo, con rating su Mintos pari a “A”, mostra degli utili di bilancio consistenti, qui sotto evidenziati nella riga (net profit of the period). Inoltre, dai valori in Euro si può vedere che il rating è giustificato anche dal buon volume di affari.

Monego, con rating C+ su Mintos, presenta invece la stessa riga con perdite (qui in euro) evidenti, -644k nel 2018 (nel 2017 si può notare dalla mancanza di valori che la società era appena partita).

Ancora più importante è secondo me osservare se l’intermediario fa utili o perdite “operative”, che non è la stessa cosa, ma se la sua attività operativa è in profitto, in quanto ci possono essere stati eventi straordinari non operativi che hanno influenzato il risultato finale e ci possono trarre in inganno se osserviamo solo quel dato. Ma quest’argomento meriterebbe un articolo specifico.

2- IMPAIRMENT TEST/ ACCANTONAMENTO VALORE CREDITI: è una posta in bilancio che qualunque intermediario che si adegui agli standard internazionali deve mostrare dopo aver effettuato, almeno annualmente, un check sullo “stato di salute” dei propri crediti. Molto banalmente, se fra i crediti (nel concreto i prestiti ai richiedenti) ci sono dei crediti che presumibilmente non sono riscuotibili, o lo sono solo in parte, la parte ragionevolmente non riscuotibile dovrebbe essere messa come una perdita in bilancio già nell’anno in cui ci se ne accorge. Nei dettagli questa operazione di valutazione è più complicata, ma in questa sede va bene così. A bilancio viene messa come “perdita” la differenza con lo stesso valore risultante dal calcolo dell’anno precedente: è segno che c’è stato un peggioramento della solvibilità dei crediti. Può essere anche positiva tale differenza, se c’è stato invece un miglioramento. Inoltre, se il rapporto fra questo valore di svalutazione e il totale di crediti a bilancio è alto si può intuire che la qualità dei prestiti che elargisce l’intermediario è scarsa, quindi l’investimento attraverso di lui è più rischioso; se il rapporto è basso, la qualità è più alta e l’investimento attraverso di lui meno rischioso.

Come esempio virtuoso prendo Agro credit, a cui Mintos ha dato rating di A-. Addirittura nel 2018 ha avuto un risultato di impairment test positivo, cioè la valutazione dei propri crediti ha fatto sì che, rispetto all’accantonamento fatto l’anno precedente, il valore di rischio sia migliorato di 5.000€. L’anno scorso la situazione era peggiore: era stato accantonato nel 2017 un valore di 40k, pari al 16% dei crediti allora presenti (40.000/248.938).

Come esempio meno virtuoso prendo qui ancora Monego. In Monego nel 2018 si è dovuto applicare una perdita da svalutazione da impairment pari a 691.000€, cioè ben il 17% dei crediti.

3- RISERVE DI CAPITALE IN BILANCIO: Questa posta permette invece di rispondere in parte alla domanda: se il loan originator deve garantirmi la buyback, quali sue risorse ha a disposizione in garanzia per potermela versare? Questo valore riassume le disponibilità proprie a lungo termine: gli utili degli anni precedenti che non ha distribuito e che quindi tiene “a riserva” o i versamenti dei soci per rimpinguare ulteriormente le risorse della società; quelle risorse quindi che non sono destinate al pagamento dei fornitori operativi della società (es. stipendi, o i costi della sede societaria, per intenderci). C’è da dire che in prima battuta il loan originator utilizzerà, se disponibili, le risorse liquide che ha a disposizione in quel dato momento, o la vendita dei suoi crediti o asset in un secondo. Ma la voce riserve di capitale indica quello che è a garanzia di tale buyback, in caso tutte le precedenti non siano utilizzabili. Se questa voce è minore c’è molta meno garanzia se il business sta andando male e l’intermediario è più rischioso; se questa voce è maggiore, anche se il business sta andando, magari momentaneamente, male, possiamo contare su più fondi in caso di necessità di buyback, quindi l’intermediario può essere considerato meno rischioso.

Credissimo, rating ricevuto da Mintos pari a A-, si vede che presenta delle riserve di bilancio (qui sotto in lev bulgari, 1lev = 0,5€) in aumento, grazie all’accumulo di utili durante gli anni. E’ arrivato ad avere riserve disponibili pari a 22k lev, con 33k lev di crediti a richiedenti, pari a ben 2/3!

Come esempio più negativo prendo Tigo, che ha rating C+ su Mintos, con i dati presentati in migliaia di Dinari macedoni (1 dinaro = 0,015€). Qui addirittura le riserve di bilancio sono negative. Si vede che nell’anno precedente (un anno con pochi volumi mossi) Tigo ha perso soldi e presenta una situazione chiaramente più rischiosa di Credissimo, dato che si trova ad essere esposto 127M di dinari (quasi 2 milioni di euro) verso i suoi richiedenti.

C’è da dire comunque che anche nelle voci “fondi” si possono in alcuni casi trovare fondi appositi accantonati dall’intermediario in forma non di capitale, ma di semplice “assicurazione” contro le eventualità future. Quindi per fare un’analisi approfondita si dovrebbe, quando ci sono le informazioni disponibili, fare la somma di queste due voci per calcolare i fondi di garanzia. Comunque mi risulta ad oggi sono pochi gli intermediari che utilizzano questi fondi specifici, probabilmente il numero crescerà comunque in futuro.

Questi sono i principali valori di bilancio che io osservo quando decido di prendere decisioni autonome sull’effettiva rischiosità dei loan originator. Esse devono certamente essere prese assieme ad altri valori, su cui è difficile scrivere in un semplice articolo, ma spero che questa breve spiegazione possa essere d’aiuto a chi è alle prime armi con i bilanci.

Se l’argomento è stato di interesse, fatemelo per favore sapere, così in futuro approfondirò in caso questi elementi. E non dimenticatevi di iscrivervi al mio blog per ricevere sempre le notifiche sugli aggiornamenti!

2 pensieri su “Valutare gli intermediari: leggerne i bilanci

  1. Matteo

    Ciao Paolo,
    ti ringrazio per questo articolo utilissimo! E’ da un po’ che volevo fare una analisi dei loan originator per capire la loro stabilità, ma non avendo studiato economia, non sapevo da dove partire per leggere i bilanci. Guardavo solo l’utile finale 😀

    Spero ne scriverai altri di articoli simili, sono senz’altro interessato e ho impostato il blog nel mio feed reader 🙂

    "Mi piace"

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