p2p italiano vs p2p estero

Mi sono trovato molte volte a dover motivare perchè finora non ho ancora investito nelle piattaforme di p2p italiano. Ho pensato quindi di scrivere questo articolo per fornire le ragioni principali per cui mi sto, attualmente (ma sto valutando per il futuro), concentrando sui siti di p2p esteri.

Queste sotto sono le mie principali considerazioni sui vantaggi e svantaggi sull’investire in una o nell’altra categoria. Sono qui molto generali, ma credo possano essere utili come spunti a chi si trova a dover scegliere dove concentrare, oggi, i propri investimenti nel p2p lending.

P2P ITALIANO

Le piattaforme con sede italiane, solitamente offrono business/immobili/prestiti a consumatori operanti/residenti nel territorio della nostra nazione.

Le piattaforme italiane offrono, di norma, tassi di interesse inferiori a quelli che un investitore può trovare nelle corrispondenti europee. Ciò è dovuto principalmente alle diverse possibilità che le prime hanno nell’applicare tassi ai consumatori finali: i tassi base in Italia sono molto più bassi che in altri paesi (es. est Europa e Russia) e in Italia vigono limitazioni dei tassi di usura molto più stringenti che in altri paesi. Questo fa sì che, operando nel nostro paese, non ci possano offrire quei profitti che invece vediamo apparentemente più allettanti sulle piattaforme europee.

Alta conseguenza diretta della situazione italiana è che, solitamente, le società italiane di p2p non offrono la garanzia di buyback “automatica” che vediamo nelle europee. Cioè garanzia che scatti automaticamente coprendo l’intero importo dell’investimento dopo un certo numero di giorni. Al suo posto, in certe piattaforme è presente, per alleviare il rischio dell’investitore, un fondo di garanzia, alimentato attraverso il prelievo di una quota % degli investimenti effettuati, che entra a coprire le perdite da default dei prestiti (cioè dopo aver attivato, senza successo, tutte le procedure di recupero forzoso presso il richiedente). Non è detto quindi che tutto il capitale, in questi casi, sia rimborsato, dipende dalla capienza di tale fondo.

La stessa cosa, adattata, accade alle piattaforme che mettono in contatto diretto prestatori e richiedenti: il tasso qui ottenibile dall’investitore, è molto più basso (7-8-9%) di quelli percepibili dalle corrispondenti piattaforme estere, come Finbee e Bondora (15-20%).

Il vantaggio delle piattaforme italiane è la vigilanza della Consob sul loro operato e la funzione che svolgono di sostituto d’imposta.

Il primo vantaggio (sorveglianza della Consob), permette di assoggettare le piattaforme italiane a requisiti di trasparenza e solidità, cosa a cui non sono sempre soggette le piattaforme estere oggi operanti. C’è da dire comunque che tale vigilanza comporta per le società italiane dei costi aggiuntivi, sia per i necessari organi di controllo interno, sia per maggiori vincoli di capitalizzazione di bilancio.

Il secondo permette all’investitore di non sobbarcarsi l’onere (ed il rischio) della dichiarazione dei propri redditi, sostituendosi invece a lui in questa parte burocratica e versandogli direttamente il profitto al netto delle relative imposte. Questo supporto difficilmente sarà offerto in futuro dalle piattaforme estere, non avendo una sede fiscale italiana, mentre è molto probabile venga fatta presto più chiarezza sui redditi p2p generati all’estero.

P2P ESTERO

Il primo vantaggio che mi sento di elencare quando parlo di società di p2p lending estere è la possibilità data all’investitore di diversificare in molti più paesi, in molti più loan originator e, in tanti casi, anche in tipologie finanziamento non presenti nelle corrispondenti italiane. Si pensi ad esempio alla varietà che si può trovare in siti come Mintos o Grupeer. Inoltre è possibile in tanti casi anche investire in valuta diversa dall’euro.

C’è poi, a contraltare di quanto scritto per i siti italiani, la possibilità di ottenere interessi più elevati, affiancati in molti casi dalla garanzia di buyback da parte dell’intermediario o della piattaforma, che agisce molto prima del default del richiedente, spesso anche pochi giorni dopo un semplice ritardo. Tale possibilità è resa disponibile dal fatto che gli stessi intermediari o piattaforme riescono ad applicare al richiedente finale tassi più elevati per i prestiti che sottoscrive, rispetto a quanto sia possibile in Italia. Questo per due motivi principali: 1) i tassi di mercato in molti paesi sono più elevati del tasso italiano e 2) in molti paesi il limite di tasso di usura, presente in Italia, è più ridotto o non presente. Le procedure di recupero credito tutelano di più l’investitore rispetto al richiedente.

Tali tassi che questi intermediari possono applicare al richiedente, permettono loro margini più alti rispetto ai loro corrispondenti che devono operare in Italia. Tali margini più alti, a parità di condizioni, si tramutano in riserve accumulate più alte, che possono dedicare all’offerta di una garanzia di buyback “automatica”, che possa regolarmente coprire il capitale dell’investitore.

Per contro, le piattaforme estere, perlomeno quelle non soggette a strette regolamentazioni da parte di organi di controllo (come la Consob in Italia), non devono rispettare gli stessi rigidi vincoli di bilancio e infornativi, per cui il minor rischio che offrono all’investitore con il buyback si può controbilanciare da un rischio, più “nascosto”, di default della stessa piattaforma. Ma non è sempre detto.

Terminato questo elenco generale di tutte le differenze principali, pensate ci siano altre considerazioni o altri elementi che non ho esaminato per quanto riguarda l’argomento di scelta fra italia e estero? Scrivetemelo per favore nei commenti!

8 pensieri su “p2p italiano vs p2p estero

  1. Pasquale

    Articolo molto interessante e che chiarisce alcuni aspetti importanti per i neofiti del P2P Lending.
    Se posso dare un consiglio, vista la tua esperienza nel settore, potresti scrivere un articolo su come comportarsi riguardo alle tasse da pagare su questa tipologia di investimento, magari analizzando le principali piattaforme visto che c’è molta poca chiarezza sull’argomento.
    Grazie in anticipo e complimenti per il blog che seguo con piacere e attenzione.
    Molto utili anche i video in collaborazione con Leonardo Pinna.

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    1. Ciao Pasquale! Si sta pian piano chiarendo la metodologia di dichiarazione per il p2p, quando sarà tutto espresso e ufficiale da parte dell’agenzia entrate, scriverò sicuramente un articolo a riguardo!

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      1. Cristian Duca

        Ciao, ho aperto da poco un account MINTOS e con il tuo aiuto sto facendo pratica. Effettivamente la cosa che mi frena è la parte della dichiarazione, imposte ecc… Alla fine se tasso i profitti al 26% dovrei fare sempre una strategia “aggressiva”. Del tuo importante portafoglio qual è il risultato al netto delle imposte? 7,8,9,10%? Grazie e Ancora COMPLIMENTI

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  2. Ciao Cristian, grazie mille! Io non cambierei strategia di rischio sulla base delle imposte, al massimo setterei diversamente la quota del p2p nel mio portafoglio. Da recente interpello il 26% di sostitutiva sui p2p esteri non è corretto, ma sarebbe più corretto inserirli ad aliquota irpef come redditi diversi. Il mio risultato netto è fra le percentuali che hai inserito te. Ciao!

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  3. Luca Dalvai

    Articolo interessante, io ho iniziato ad investire un pò nelle piattaforme estere p2p lo scorso anno, quindi questo anno ho dovuto dichiarare i redditi esteri….. il problema è che nonostante mi sia informato trovando chi paga le imposte al 26% come in Italia, il mio caaf mi ha fatto pagare la mia aliquota marginale irpef che ammonta al 38% in più lo 0,20%come Ivafe…..alla fine mi è uscito un rendimento del 6% …. tenendo conto dei rischi più alti, non so se ne vale la pena, visto che su quelle 3/4 piattaforme investo al massimo 2/3 mila euro ognuna…..
    Chiedevo come procedete voi e a chi vi affidate….
    Grazie. Luca.

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    1. Simone B

      Ciao Paolo,
      Mi sto avvicinando al P2P Lending, per ora solo in via teorica. Sulla tassazione volevo chiederti due dettagli: quella italiana, classica al 26% come nel trading per intenderci, viene trattenuta in automatico dall’intermediario? Come fa Fineco per intenderci? Se si, quale piattaforma mi consiglieresti per stare solo sul P2P italiano? Al momento non me la sento di incasinarmi in eventuali rogne di dichiarazioni per investimenti esteri… Ti ringrazio! Seguirò attentamente il tuo blog!

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      1. Ciao Simone, grazie della fiducia e scusa il ritardo, mi ero perso il commento!
        La trattenuta del 26% viene trattenuta dall’intermediario italiano solo nel caso in cui questo sia abilitato a poterlo fare (ci sono dei requisiti, comunque sul sito di ciascuna piattaforma trovi molto agevolmente se questa fa da sostituto di imposta o no). Ad oggi non opero su p2p italiani, quindi non avrebbe molto valore se ti consigliassi qualche piattaforma oggi. Comunque sento molto parlare bene di Rendimento Etico e Soisy.

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