P2P italiano: due chiacchiere con Soisy

Ho avuto nei giorni scorsi la possibilità di scambiare due opinioni con Pietro Cesati, CEO e fondatore della piattaforma italiana di p2p lending Soisy, per la redazione di questo nuovo articolo.

Questo è il primo articolo sponsorizzato del blog di P2P-Italia. Anzi, a dir la verità si tratterà di una serie di articoli che riguarderanno questa piattaforma, su cui ho iniziato ad investire da poco. Sono personalmente contento della possibilità di questa collaborazione diretta: in tale modo posso pubblicare su P2P-italia molte più informazioni “guardando da dentro” e credo la cosa possa essere un valore aggiunto per tutti i lettori.

Molti già conoscono Soisy come realtà (potete seguirli anche su questa chat Telegram dove altri investitori si scambiano dubbi e domande chiamando spesso in causa persone del team Soisy), quindi non mi dilungherò qui in una descrizione della piattaforma, su cui magari dedicherò una review in futuro. Si tratta comunque di una piattaforma p2p completamente italiana, che opera da circa 4 anni e da 3 si è dedicata esclusivamente al settore dei prestiti al consumo per finanziare gli acquisti tramite e-commerce.

Preferisco quindi passare direttamente alle domande a Pietro, che ringrazio molto:

Soisy ha scelto appunto, di recente, di concentrarsi sui prestiti legati ai finanziamenti degli acquisti su e-commerce, rispetto a tutta una serie di altre opportunità legate al mondo dei prestiti al consumo in Italia. Quali sono stati i vantaggi preventivati di questa scelta specifica per il business di Soisy e quali invece quelli di cui possono trarne beneficio gli investitori?

Pietro Cesati: Siamo arrivati all’attuale modello di business in maniera graduale, partendo da un modello diverso e facendo poi diversi test per capire quale fosse la strada più promettente. Come accennavi anche tu, abbiamo scelto di finanziare gli acquisti su e-commerce perché abbiamo visto vantaggi sia per gli investitori che per noi. 

Per gli investitori c’è meno rischio nel finanziare un acquisto, proprio perché si tratta di clienti che stanno cercando di comprare qualcosa e non di comprare liquidità, quindi sia dal punto di vista del rischio di credito che da quello del rischio frode presentano meno criticità. 

Per noi invece questo focus è stato positivo perché ci ha aperto mercato potenziale molto grande e scarsamente presidiato, perché ha requisiti tecnologici molto forti. Si tratta inoltre di un mercato che tende a crescere nel tempo, man mano che gli acquisti si spostano verso il digitale. La crisi dovuta al Covid ha dato un’ulteriore accelerata. Tra gli operatori del settore si parla di una diminuzione dei volumi dell’80-90% rispetto ad un anno fa. Noi, nello stesso periodo, abbiamo più che triplicato i finanziamenti.

Volumi dei pagamenti digitali online in Italia nel 2018 e stime per il 2021 – Osservatorio del Politecnico di Milano

Soisy cavalca quindi a pieno l’onda di crescita del settore fintech in Italia, essendo completamente online e non avvalendosi di nessuna filiale operativa nel territorio. Che sia il futuro ne sono particolarmente convinto, ma sarà ormai il prossimo futuro predominante, vista anche l’evoluzione che sembra assumere la situazione economica odierna?

P: La crisi del modello delle filiali è in corso da diverso tempo, negli ultimi 10 anni abbiamo visto progressive chiusure da parte di tutte le principali banche. Questo momento di crisi rappresenterà un’ulteriore accelerazione di questo fenomeno, sia perché le persone si stanno abituando sempre più a usare il digitale, sia perché le banche in una situazione di crisi sentiranno il bisogno di risparmiare ulteriormente sui costi e quindi chiudere sempre più filiali.

É più difficile dire quando potrà avvenire l’effettiva scomparsa delle filiali, perché questo è legato all’evoluzione dei comportamenti, ma anche della tecnologia. Quello che sicuramente non cambierà sarà l’esigenza dei clienti di instaurare una relazione umana, soprattutto per scelte delicate come quelle finanziarie. Anche per noi del resto il supporto ha un ruolo fondamentale nel dare valore ai clienti e ci sono 7 persone che se ne occupano in Soisy. 

Uno dei motivi per cui ho personalmente scelto Soisy rispetto ad altre proposte del mercato di p2p lending italiano è la competenza che percepivo nel team sul settore derivatami dalla lunga esperienza nel mondo bancario e finanziario, cosa che in altre realtà non è presente e, escludendo le piattaforme immobiliari, va secondo me a limitare rispetto alle altre i rischi di “overconfidence” nella tenuta nel lungo periodo dell’attività. Vi ritrovate in questa analisi? Situazione volutamente cercata o situazione su cui vi siete trovati per altri motivi? 

P: Sicuramente gli anni che abbiamo trascorso in banca ci hanno dato un bagaglio molto forte, sia come competenze tecniche che come esperienze fatte, soprattutto durante i momenti di crisi come il 2008 o il 2011. Raccogliere queste competenze in Soisy è venuto abbastanza naturale, perché era l’ambizione stessa del nostro progetto a richiederle. E così anche gli altri founder Andrea e Marco sono arrivati dal settore finanziario, mentre per la parte tecnologica abbiamo attirato un team molto forte in tecnologia web – in questo campo il settore finanziario non è un punto di riferimento perché utilizza tecnologie antiquate.

Team Soisy in “brainstorming”.

Come è noto, Soisy, come gran parte delle piattaforme italiane, non può offrire gli stessi rendimenti lordi di una piattaforma di p2p lending baltica. Per contro, è soggetta invece ad una struttura di regolamentazione e vigilanza che ha l’obiettivo di tutelare gli investitori da possibili irregolarità operative e tentativi di frode (si prendano ad esempio i recenti casi accaduti nel nordest europeo). Quali sono le vostre considerazioni su questi due punti? 

P: Questo è un argomento complicato, ma molto interessante.

Partiamo dal tema del tasso di interesse: in qualsiasi paese al mondo i tassi di interesse sono legati al rischio, quindi la differenza tra l’Italia e i paesi baltici è legata soprattutto a quello. Se vai sul sito di una normale banca estone come SEB Estonia, vedrai che i nuovi clienti possono prendere un prestito personale dal 7%, e per i già clienti i tassi sono probabilmente inferiori. Sono tassi non molto lontani da quelli italiani (Soisy per esempio offre prestiti fino al 14%). I clienti che non ricevono questi tassi sono quindi quelli che preferiscono evitare i canali tradizionali e sono disposti a pagare di più per farlo. In Italia non riceverebbero un prestito a causa delle leggi anti-usura, mentre nei paesi baltici il maggior rischio viene compensato con un tasso più alto.

Con questo non voglio suggerire di evitare le piattaforme baltiche, che anzi offrono opportunità molto interessanti e permettono di migliorare l’inclusione finanziaria, perché molte persone escluse dai circuiti bancari riescono grazie a loro a ottenere un prestito. Ogni investimento va fatto però con consapevolezza sui rischi che si corrono e idealmente dovrebbe essere parte di un portafoglio diversificato con rischi di tipo e magnitudo diversa.

E per quanto riguarda la parte regolamentare?

P: Anche in questo caso la situazione è più complessa di quello che sembra. Certamente un operatore vigilato è a minor rischio frode, ma abbiamo visto anche in anni recenti che alcune banche hanno assunto comportamenti fraudolenti anche se strettamente vigilate. D’altro canto non si può certo sostenere che una piattaforma come Mintos ponga un rischio frode, anche se non è vigilata. 

Il vantaggio indiscutibile che dà il fatto di essere vigilati in Italia è piuttosto quello fiscale, perché in questo caso le imposte vengono trattenute dalla piattaforma e sono pari a quelle di tutti gli altri investimenti, cioè il 26%.

Ritornando invece al rischio frode, la presenza di un’autorizzazione è un elemento positivo, ma che va valutato insieme ad altri, per esempio il livello di trasparenza. Se dovessi convincere un investitore sconosciuto a utilizzare Soisy mi sembrerebbe più rilevante invitarlo nella chat Telegram dove qualsiasi investitore può chiedere pubblicamente qualsiasi cosa, piuttosto che ricordargli della nostra autorizzazione.

La regolamentazione a cui siete soggetti riguarda la vigilanza sulla sola regolarità formale delle operazioni o vi vincola al mantenimento di riserve di liquidità in casi di futuri downturn del vostro mercato?

P: Entrambe le cose. Ci sono innanzitutto una serie di requisiti formali, alcuni anche molto rilevanti per gli investitori, come l’obbligo di riconciliazione giornaliera delle somme presenti in piattaforme che rassicura sul fatto che sia tutto in ordine. Poi ci sono dei requisiti da rispettare sul livello di capitalizzazione in relazione ai volumi transati, che ci obbligano di fatto a raccogliere molto capitale per fronteggiare potenziali crisi.

Nel vostro mercato l’investitore può scegliere fra prestiti a breve-medio termine (3-36 mesi) e a lungo (37-60 mesi), ma con possibilità di rivendita ad altri investitori, e se investire nel comparto con rendimento garantito da Soisy (4,4% al lordo di commissioni e tasse) o senza la garanzia (con una scala di rating che offrono fino al 5,5% lordo per i meno rischiosi ad un fino 14% lordo per i più rischiosi). Com’è la tendenza oggi nella scelta degli investitori attuali e dove ci sono gli spazi maggiori per chi vuole iniziare ad investire?

P: Oggi oltre la gran parte degli investimenti Soisy è coperta da Garanzia, che io comunque consiglio per chi si avvicina alla piattaforma e per chi investe cifre limitate, diciamo sotto ai 10.000 euro. Per chi sceglie di investire anche senza Garanzia il mio consiglio è di diversificare tra diverse durate e rating.

Evoluzione nel tempo dei tassi di interesse medi e di ritardi in ingresso (2 rate insolute) di Soisy.

In questo periodo le maggiori opportunità sono sulle durate più basse, fino a 36 mesi. Si tratta di quelle tipologie di prestiti più vicine al classico modello dell’e-commerce, quindi che sono cresciute di più in questo momento di boom degli acquisti digitali. Per capirci, parliamo di prestiti tipici di 7-800 euro, pagati in 10-12 rate, con un tasso medio del 9%. Come dicevi, il rendimento per chi investe con Garanzia è del 4,4% e per chi investe senza Garanzia del 6-7%.

Le commissioni sui rendimenti ammontano al 10% e Soisy in qualità di sostituto d’imposta trattiene il 26% di tasse che versa al posto dell’investitore. Avete apertamente scelto di non offrire garanzia di buyback per i prestiti sottoscritti, quali ne sono le motivazioni? Il salvadanaio del comparto garantito funziona però da payment guarantee (una sorta di buyback rinforzato, ma al costo di offrire rendimenti inferiori): la vostra scelta quindi riguarda solo il non riacquistare da parte della piattaforma i prestiti sottoscritti o ci sono altri aspetti da considerare?

P: Sì, non crediamo nel modello del buyback e lo vediamo come un punto di fragilità del mondo del peer-to-peer lending. Il buyback implica che la piattaforma o l’originator garantiscano i prestiti, ma non è detto che abbiano sufficiente capitale per farlo. Questo è di fatto il modello tradizionale delle banche, che però hanno una regolamentazione specifica a cui sottostare. Peraltro sappiamo bene che in tempi di crisi a volte neanche questa regolamentazione è sufficiente, figuriamoci se manca proprio, come nel caso di Kuetzal o Envestio (un argomento su cui Pietro ha anche scritto nel blog di Soisy, ndr).

Il Salvadanaio ha un funzionamento diverso, perché viene sostenuto dai contributi pagati dagli investitori ed è più simile a una cassa di mutuo soccorso tra investitori. É chiaro che ha lo svantaggio di ridurre il rendimento, ma ha un funzionamento molto trasparente.

Se guardiamo le finanziarie dell’est europa che offrono il buyback, utilizzano l’extra margine che ottengono negli interessi ricevuti dai propri richiedenti rispetto a quello che versano agli investitori, per accumulare utili e riserve che in parte dovrebbero (se il loro business sta in piedi) dedicare alle necessità dei buyback. Possiamo dire che il salvadanaio Soisy è determinato sulla base di una quota “prefissata e riservata appositamente”, mentre il buyback delle piattaforme baltiche è gestito informalmente, con meno vincoli, e quindi non garantito? 

P: Sì questo mi sembra un modo per esprimere la differenza, i fondi del Salvadanaio di Soisy sono chiaramente identificati e non possono essere spesi diversamente, mentre in un buyback classico non c’è questo livello di separazione e come dici tu tutto dipende dal modello di business della finanziaria. Chiaramente questo ha anche una diversa implicazione in termini di trasparenza, perché in questo modo anche le cifre allocate al nostro Salvadanaio sono chiaramente comunicate, così come è molto chiaro che questo non è alimentato da interessi addizionali sui richiedenti, che potrebbero anche portare a selezione avversa, ma è una parte del rendimento degli investitori. 

Variazione periodica del Salvadanaio Soisy, strumento a copertura del comparto garantito della piattaforma.

Infine, domanda che sta diventando classica: se Soisy in futuro fallisse, cosa succederà agli investimenti dei prestatori? Quali saranno i processi?

P: Se Soisy fallisse ci sono diverse linee di difesa. In primis, i fondi presenti sui conti di pagamento sono versati sui conti di 2 banche depositarie che saranno obbligate a restituirli ai clienti in caso di fallimento di Soisy. E poi i prestiti tra i clienti richiedenti e gli investitori sono contrattualizzati e sono validi a prescindere dalla nostra operatività; insomma il nostro ruolo è di conservare i dati dei contratti e gestire le operazioni di pagamento, ma si tratta di un ruolo nel quale potremmo essere sostituiti da un altro operatore, o da un curatore fallimentare, in caso di fallimento.

Bene! Ringrazio ancora Pietro per l’opportunità e la voglia di descriversi e raccontarci la “sua creatura”. Questo è stato il primo articolo di presentazione generale di Soisy. Ho in previsione in futuro di scriverne altri su alcuni aspetti specifici, quali il bilancio e le prospettive, le modalità di funzionamento del salvadanaio o le modalità con le quali vengono effettuate le selezioni dei richiedenti ed i trend di ritardi.

Nel frattempo ricordo che per chi vuole iscriversi alla piattaforma, se vi è interessato l’articolo può farlo da qui: Soisy e, utilizzando il codice BNTLAWG, potrà ricevere il rimborso delle relative tasse sui propri investimenti per un periodo che fino al 30 Giugno sarà di 6 mesi anzichè dei normali 3!

Un pensiero su “P2P italiano: due chiacchiere con Soisy

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