Envestio un anno dopo. Cosa sta succedendo?

Finalmente ho trovato l’occasione per scrivere di Envestio e sugli aggiornamenti a riguardo della sua situazione.

In molti credo sanno cosa era la piattaforma Envestio. Per chi ha iniziato ad investire nel p2p lending solo ultimamente, Envestio è stata una piattaforma baltica che prometteva investimenti in aziende del luogo, offrendo interessi nominali molto alti, dal 12 fino anche al 25%. Piattaforma che ad inizio 2020 si è rivelata senza mezze parole uno scam organizzato.
Purtroppo anch’io avevo all’epoca investito in tale piattaforma, pur conscio dell’altissimo rischio (ma lungi da sospettare lo scam all’inizio), dedicandoci una piccola parte dei miei investimenti (circa il 4% del mio portfolio p2p) per un totale accumulato di poco meno di 3.000€. Avevo anche dedicato alla piattaforma una delle mie primissime recensioni (poi chiaramente tolta).

In seguito a delle rivelazioni di fondati sospetti che alcuni progetti potevano essere dei fake, fatte attraverso l’account twitter di Peerduck, chi gestiva il sito ha optato per la chiusura generale dalla sera alla mattina. Tale rivelazioni erano conseguenti a delle indagini nell’ambiente a loro volta causate dagli avvenimenti fraudolenti di un’altra piattaforma poi chiusa (Kuetzal).

Quindi, dalla sera alla mattina, migliaia di investitori si sono trovati con l’impossibilità di gestire le proprie liquidità la depositate, situazione che chiaramente perdura anche oggi.

Ho ora approfittato di un ottimo articolo uscito nella stampa estone (nazione dove Envestio aveva la propria sede) per scrivere un mio breve aggiornamento sulla questione. L’articolo in oggetto è il seguente: Articolo Envestio. Chiaramente essendo originario in russo, vi consiglio di aprirlo con il traduttore italiano automatico (con Chrome, ad esempio).

Il vecchio “team operativo” di Envestio Evgeniy Kukin (CFO), Liene Meldere (consulente business) , Valentins Kisels (IT). Dal blog financiallyfree.com

COSA E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO?

Ad inizio 2020, come molti di voi sanno, è stata organizzata una class action, nata sui canali Telegram dedicati al p2p lending. A tale class action hanno aderito più di 2.000 investitori, principalmente europei, che hanno nominato un piccolo team di rappresentanza. Tale team ha selezionato uno studio legale nelle repubbliche baltiche, che si è assunto il compito di tutelare gli interessi degli stessi e a farsi da promotore, insieme alla polizia locale, di tutte le indagini collegate alle varie possibili attività fraudolente (poi rivelatisi confermate) legate ad Envestio.

L’obiettivo di tale azione per chi ha aderito è chiaramente stato sin da subito duplice: far luce su tutti i fatti di natura illegale che potevano essere accaduti per portare a questa sparizione improvvisa del sito (e, di conseguenza, della disponibilità dei fondi degli investitori) e andare a recuperare i fondi di quello che poteva essere recuperato dalla situazione in essere. Io stesso ho aderito a tale azione e contribuito, come tutti gli altri, alle (molto modeste se viste singolarmente) spese per il suo finanziamento.

La raccolta delle adesioni è avvenuta nel mese di Gennaio 2020. In seguito, il team nominato a rappresentanza ha trovato nello Studio Magnusson, con sede in Lettonia, il partner ideale per portare avanti tutta la procedura.

Chiaramente non ho mai potuto dare aggiornamenti dettagliati della situazione nel mio blog, per motivi di privacy delle informazioni, legate alle indagini in essere di tipo penale verso i responsabili di tale gestione e per tutela delle stesse mosse della class action, che se diffuse avrebbero dato vantaggi non dovuti a chi stava difendendo l’indifendibile per Envestio.

Ma qualcosa ora può essere comunicato.

LA SITUAZIONE

Qual è stata la strategia di base dell’action? Beh, il primo passo, essendo dei crediti attivi da parte degli investitori (circa 15 milioni di euro nel pool della class), è stato quello di chiedere in tribunale l’insolvenza delle controparti. L’obiettivo primo è stato far dichiarare coattivamente il default di Envestio e delle aziende che non stavano ripagando il dovuto (con la liquidazione quindi delle attività esistenti per il rimborso agli investitori) e, conseguentemente, far emergere le irregolarità gravi della gestione.

Con la dichiarazione di default lo studio ha poi avuto la possibilità di insinuare nel passivo i crediti vantati dagli investitori che hanno aderito all’azione, cosa indispensabile per il recupero giudiziale dei fondi che verranno eventualmente raccolti al termine delle procedure. Tale insinuazione è molto complicata per chi vuole agire singolarmente in un paese esterno alle repubbliche baltiche, per ovvi motivi di distanza procedurale e lingua.

Le irregolarità sospettate si sono poi concretizzate nella non esistenza di una parte non irrilevante dei progetti e del collegamento di altre attività con, diciamo, “affari illeciti di gruppi più o meno organizzati della vita locale”. Questo ha generato nelle indagini la possibilità di andare ad indagare due cose:

  • Il percorso che hanno effettivamente svolto i fondi degli investitori, passando al congelare, ove possibile, le liquidità dei soggetti che ne hanno beneficiato, in attesa di accertamenti.
  • Le responsabilità legate ai controlli sul riciclaggio di denaro delle banche su cui Envestio si è appoggiata.

Ormai la teoria prevalente (che deve ancora essere dimostrata in tribunale, ma occorre attendere i tempi tecnici) è che i reali responsabili e gestori effettivi delle strategie di Envestio non erano quelli che apparivano in pubblico, ma personaggi legati ad un organizzazione che probabilmente aveva fra i suoi rami anche le piattaforme Kuetzal e Monethera. La polizia estone e lettone sta seguendo le indagini, anche forte dell’impatto mediatico che ha avuto la vicenda.

RECUPERO DEI FONDI

Come sta andando il tentativo di recupero dei fondi? Ad ora devo ancora scrivere con il “freno a mano tirato”, a causa sempre della riservatezza sulle informazioni del processo, comunque:

Sono agli atti i nomi dei beneficiari diretti dei movimenti in uscita dai conti correnti di Envestio. E’ conosciuto che le imprese legate a tre personaggi attivi negli affari delle repubbliche baltiche (Eduards Slobins, Martin Tenbergs e Uldis Merkalns) hanno ricevuto circa un terzo dei 15 milioni di euro contesi. A che titolo li hanno ricevuti? Sembra chiaro non a titolo concordato con gli investitori di Envestio, per cui ne dovranno rispondere nel processo.

Altri fondi sono stati “distribuiti”, così direi, fra una lista di altre società, distribuite fra l’Est Europa, Malta e, per qualche caso, Cina. Tali società non erano legate contrattualmente con gli investitori per l’utilizzo di questi fondi. Molto probabilmente le liquidità sono state poi prelevate o ritrasferite in seguito.

Qui è nata anche la contestazione con le banche che hanno permesso il trasferimento di tali fondi, dimostrando di non avere adeguate procedure contro il riciclaggio di denaro. Le banche principali in questione sono SEB e Swedbank, che hanno ricevuto anche richieste di spiegazioni da programmi della tv locale, rispondendo con la generica linea “quello che si poteva fare lo abbiamo fatto”.

C’è poi anche una parte di fondi che effettivamente è andata ad aziende richiedenti pubblicate nella piattaforma. Con tali aziende sono state iniziate le procedure di fallimento. Pochissime invece le liquidità rimaste nei conti correnti bancari di Envestio.

Avendo però nomi e cognomi di tutti (o la gran parte, vedremo in futuro) dei soggetti coinvolti, si possono iniziare, come detto, le procedure di rivalsa. E’ chiaro, come dichiarato dallo studio Magnusson, che l’azione si sta concentrando dove tale rivalsa potrà dare dei concreti risultati. I tempi per le dichiarazioni dei default si sono purtroppo allungati a causa delle moratorie normative dei governi coinvolti concesse alla generalità dei debitori, conseguente la crisi legata al coronavirus. Però le azioni stanno andando avanti.

Personalmente credo che i tempi non saranno brevi (cioè non nel giro di qualche mese), ma comunque non credo non si recupererà nulla per chi ha avuto l’accortezza di aderire e sostenere la causa legale in corso. Per sapere quale % possa essere effettivamente recuperata, è ancora purtroppo presto per dirlo, occorre attendere i riscontri del tribunale ed il seguirsi del processo.

EREDITA’

E’ giusto comunque parlare anche degli effetti che questo scam ha lasciato.

Dopo il primo trimestre 2020, anche con i casi di Grupeer, Kuetzal e Monethera, molte cose sono cambiate nel modo di vedere il p2p lending da parte degli investitori.

  1. Innanzitutto chiaramente la fiducia di una parte di investitori è diminuita verso questo tipo di investimento, e i relativi volumi nel corso dell’anno sono diminuiti. Solo negli ultimi mesi la curva ha ripreso a salire. Le piattaforme per poter restare su questo mercato si sono viste costrette ad aumentare gli standard di struttura, comunicazione e trasparenza. Altrimenti sarebbero finite con perdere il volume di investito necessario alla loro sopravvivenza e profittabilità. Questa è una cosa che va molto a vantaggio degli investitori, che hanno così maggiori fonti per poter effettuare le proprie analisi e si rendono coscienti degli standard necessari per poter valutare come una piattaforma, o un loan originator, possano essere più affidabili di altri.
  1. Di pari passo, anche gli investitori hanno “aperto” di più gli occhi sulla necessità di informarsi bene prima di investire in tali piattaforme. Prima molto era affidato a valutazioni frugali, ora la coscienza della due diligence più approfondita si sta diffondendo fra l’investitore medio. Questo portare alla ricerca di investimenti in offerte di p2p lending gestite da organismi solidi limita la possibilità di perdite gravi aumentando, di conseguenza il rendimento del settore intero. La regolamentazione del crowdfunding europeo, voluta da molta della platea di investitori, è ora prevista per la fine del 2021 e questo porterà un ulteriore importante tassello nell’obiettivo dell’affidabilità delle gestioni.
  1. I gestori delle piattaforme stessi sono ora “avvisati” per il futuro: ora conoscono (non solo per il caso Envestio, ma anche per le azioni aperte per le altre sopracitate) che gli investori non devono essere considerati necessariamente come una moltitudine di singoli casi disorganizzati. Gli investitori hanno la possibilità, data da questi eventi storici, di avere ora già un know how su come procedere nel caso questi scam si ripetessero. Per cui chi volesse aprire una piattaforma con lo scopo di truffare, sa già che dovrebbe poi essere pronto ad affrontare concreti rischi di indagini anche di tipo penale. E questo è un ottimo deterrente per eventuali altri tentativi così espliciti.

2 commenti su “Envestio un anno dopo. Cosa sta succedendo?

  1. Ciao Paolo,
    dove hai trovato informazioni relative alla regolamentazione del crowdfunding (anche crowdlending? cioè p2p?) entro fine 2021? Sarei interessato ad approfondire questo aspetto

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