Perchè NON investo in Bondora

Molti lettori mi chiedono regolarmente per quale motivo fra le piattaforme del mio portafoglio non è presente Bondora.

Bondora è una delle piattaforme più conosciute qui in Italia, grazie all’ampia pubblicità che ha ricevuto da varie fonti/influencer/blog e canali di investitori meno esperti del settore che, soprattutto nel 2019, si sono spesi nel presentarla come una delle piattaforme principali del mondo del p2p lending.

Personalmente, dopo varie valutazioni, non ho mai trovato una convenienza reale nel trovarle uno spazio nella lista delle piattaforme dove ho aperto un account. Qui di seguito elenco i principali motivi per i quali ho compiuto questa scelta:

1 – IL RENDIMENTO FINALE E’ MINORE DI ALTRE PIATTAFORME SIMILI

Per chi ancora non lo sapesse, investire in Bondora è possibile attraverso le seguenti due modalità principali:

  • L’investimento nel cosiddetto “portafoglio pro“, investimenti in singoli prestiti senza la copertura di buyback.

Ho visto parecchi report di investitori che hanno investito nel portafoglio pro per un lungo periodo (2-3 anni). In moltissimi casi i rendimenti finali non si avvicinano nemmeno a quelli delle piattaforme che propongono il buyback. Perchè? Perchè i rendimenti nominali offerti agli investitori, anche se sembrano alti ad i nostri occhi, non coprono adeguatamente i rischi intrinsechi di default del prestito. In altre parole, risulta che quello che un investitore guadagna dai prestiti che rimborsano regolari non è sufficientemente più alto dei prestiti che vanno in default per arrivare ad un rendimento accettabile.

Ricordate che una piattaforma che offre il buyback agli investitori per questi mercati al consumo, ottiene rendimenti molto più alti dai richiedenti finali rispetto a quelli che trovate nel mercato di Bondora.

I primi mesi saranno a buon rendimento, perchè ancora non arrivano i ritardi pesanti, poi la musica cambia.

Non voglio fare pubblicità negativa a nessun blog. Lascio cercare con google le fonti di chi pubblica i risultati effettivi del portafoglio pro per avere un riscontro numerico di quello che ho scritto.

  • L’investimento nel “Go&Grow“, che posso descrivere brevemente come un “prestito” a Bondora, contrattualmente liberamente prelevabile, al tasso lordo del 6,75%.

Il Go&Grow invece non dà problemi di instabilità del rendimento. Il punto è quel “6,75% lordo“. Con l’aliquota marginale italiana, devo togliere un 35-40% di tassazione reale, semplificando molto la grande varietà dei casi. Arriviamo ad un 4/4,3% netto. Ora vorrei invitare tutti a pensare con quante varie alternative si può ottenere un 4,3% netto al di fuori del p2p, con asset meno rischiosi (etf e azionario sono le prime che mi vengono in mente). Quel rendimento NON è un rendimento adeguato per una piattaforma p2p non regolamentata. Lo potrà essere secondo me una volta attiva la regolamentazione europea sul crowdfunding. Ora no.

Varie finanziarie che offrono il buyback forniscono interessi lordi sopra al 10%. Il vantaggio del go&grow è quello del prelievo immediato reso contrattualmente immediatamente disponibile. Cosa però rimasta disattesa nel momento di crisi di liquidità post crisi del primo trimestre 2020 (decisione di disattendere che mi trova totalmente d’accordo, avrei fatto la stessa scelta). Il problema è che è quindi evidente che questa libertà non è sempre garantita. In ogni caso, tale vantaggio vale 3-4 punti in meno di rendimento? Secondo me assolutamente no.

Un altro problema è che in troppi vedono il Go&grow come se fosse un conto deposito. Credo sia inutile spiegare le differenze di coperture rispetto ad un conto deposito, ma in molti se le dimenticano, dimostrando di non investire razionalmente. Quindi:

2 – IL RISCHIO INTRINSECO DI BONDORA NON E’ IN LINEA CON IL RENDIMENTO OFFERTO

Per valutare il rischio di una piattaforma sapete che mi concentro su due aspetti principali:

  • Il rischio “scam” (passatemi il termine, non intendo il suo letterale) della piattaforma. Cioè quanto è stata costruita per durare nel tempo e fare gli interessi degli investitori: quindi rischio frode, rischio di collusione con i richiedenti, rischio di errate valutazioni nella sostenibilità del business.

Questo non è un rischio che ad oggi trovo elevato (per le informazioni che ho, non sono un investitore in Bondora). Per quanto ne so, Bondora ha un management ed un team consolidato ed il capitolo successivo di questo articolo ne è una piccola prova.

  • Il rischio “default” della piattaforma. Cioè quanto Bondora ha possibilità di coprire momenti di business per lei in perdita: grande calo dei rimborsi dei richiedenti in seguito a crisi finanziarie, per esempio; oppure momenti di perdita di quote di mercato che ne facciano calare la redditività.

Questo rischio è rilevante solo per il go&grow in quanto nel portafoglio pro l’investitore investe “da solo”, con suoi onori e oneri.

Per valutare questo rischio, in grande aiuto accorrono ancora una volta i bilanci, utili per capire le riserve di copertura e i profitti (questi ultimi da vedere come possibilità di Bondora di generare cassa da mettere a riserve). Ci sarebbero molte più considerazioni da fare, ma per questo articolo può essere sufficiente (e per il resto, c’era la masterclass!).

Confrontiamo questi due valori con quelli dei gruppi finanziari che sostengono altre tre piattaforme concorrenti per tipologia di offerta di investimento (il p2p lending in prestiti al consumo): Robocash, Viainvest e Twino. Prendiamo i valori degli ultimi bilanci disponibili (2019):

Dati in milioni di €, valori anno 2019BONDORAROBOCASHVIAINVESTTWINO
UTILI2,28418,8392,7698,286
EQUITY3,36537,8344,08020,511

Tenendo conto che l’utile di Bondora 2018 è stato di 0,1 milioni di euro, dopo vari anni di perdita.

Bene, i flussi di cassa e le coperture di Bondora vi sembrano in linea con le altre alternative? Solo Via SMS group (Viainvest) sembra avere una solidità simile. Ora, a questo aggiungete il fatto che le tre a destra ad oggi offrono buyback con interessi, rispettivamente, di 12%, 12% e 10% medio. Il go&grow offre lo 6,75%.

3 – BONDORA INVESTE NEL MARKETING PER SOPRAVVALUTARE LA PROPIA IMMAGINE

Questo motivo è in realtà il meno importante fra quelli per cui non investo in Bondora. Anzi, lo ritengo una mossa del management molto astuta, del tutto regolare e completamente in linea con la possibilità di sfruttare, secondo me, l’inesperienza e l’ingenuità dell’investitore che si affaccia per la prima volta al p2p lending per pagare loro solo il 6,75% in termini di rendimento.

Ma, da investitore, è un motivo che mi sento comunque da segnalare fra quelli per cui non ho provato nemmeno a metterci un 1.000€, per principio.

Bondora nel marketing ai nuovi investitori ha investito ENORMEMENTE, se compariamo la stessa cosa con altre piattaforme. Basta andare anche su youtube, per vedere quanti contributor hanno parlato di Bondora e quanta attrazione fra gli investitori alle prime armi con questo tipo di asset abbiano attratto.

Il motivo delle recensioni che trovate sono, principalmente, i referral, che per Bondora sono molto alti per chi pubblicizza: 5% dell’investito del referred per un periodo di tempo, se non mi sbaglio. Sono convinto non sia solo quello il motivo delle pubblicazioni, c’è sempre chi cerca del buon masochismo negli investimenti, (anch’io in tempi precedenti l’ho avuto, non sono immune all’inesperienza).

Sia chiaro, anch’io ottengo dei piccoli guadagni dai referral che propongo sul blog di p2p-italia (e sono INDISPENSABILI per poter continuare l’attività del blog), quindi non mi sento minimamente di biasimare chi recensisce Bondora anche per questo scopo, fa parte del business. Però se fate caso Bondora è quasi sempre sponsorizzata non da esperti del settore, ma da investitori generici, che hanno una certa visibilità di pubblico.

La strategia di Bondora mi sembra chiara dal mio punto di vista: fornire investire in alti referral, piazzarsi altissima come immagine generale per poi poter pagare meno del mercato in termini di interessi agli investitori.

Però credo alla fine per un investitore razionale contino i numeri. E i numeri, volenti o nolenti sono i rendimenti complessivi alla fine dell’anno.

CONCLUSIONI

Per concludere, i primi due motivi di quelli elencati nel mio articolo sono quelli per cui non investo nella piattaforma di Bondora.

Dal p2p, conscio dell’alto rischio di questa forma di investimento, devo pretendere rendimenti maggiori. Nella mia diversificazione di portafoglio non posso quindi trovare spazio per questo marketplace oggi. Non nascondo ovviamente che potrei iniziare se tali condizioni cambiassero in futuro: non c’è nessuna indisposizione irrazionale ad usare questo strumento.

Non nascondo comunque che possono esserci investitori che possano trovare utile il go&grow nell’insieme del loro portafoglio, come asset redditizio immediatamente liquidabile in tempi di non crisi. Questa può essere realmente una convenienza.

Per chi investe nel portafoglio pro, faccio invece realmente fatica a trovarne una razionalità oggi che non sia il sentimento di beneficienza verso le repubbliche del nord europa.

Se comunque avete commenti a riguardo di quanto scritto, non esitate a scrivermeli nei commenti!
Buon investimento 🙂

3 commenti su “Perchè NON investo in Bondora

  1. Personalmente concordo su ogni punto, compreso quello del marketing. A suo tempo sono giunto alle stesse conclusioni.
    Apprezzo molto che la tua valutazione non sia stata influenzata dai rapporti avuti con almeno un contributor.

    1. Ciao Pietro! Se non sbaglio eri uno dei primi utenti della chat telegram :). No per la mia esperienza fra contributor ci si confronta e ognuno fa le proprie scelte sulla base delle personali valutazioni! Sarebbe poco serio il contrario, anche per chi ha differenti punti di vista.

  2. ottimo articolo,ho messo 1500 euro su grow & go per provare,ma dopo i tuoi consigli,a breve toglierò tutto,sono nuovo del P2P vorrei usare solo P2P italiane,ma sono poche,cmq seguo il tuo blog sei molto preparato, grazie.

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